martedì 27 novembre 2012

A Natale scegli un artista

Ok, tutte vorremmo trovare una borsa di Caline con dentro un paio di Louboutin borchiate e il love ring di Sydney Evan.
Ma fermatevi un attimo. Tornate indietro, e pensateci un po' su.
Non sarebbe bello dare - e ricevere - qualcosa di unico, che qualcuno ha sognato e poi creato dal nulla?
Mettetela così: per quando ami la versione di Willy Wonka di Tim Burton, trovo quella originale molto più delicata, dolce e romantica, no?
E l'immagine di un artista seduto che fa quello che sa fare meglio mi fa un po' lo stesso effetto, e mi sembra molto appropriata, in questo periodo di magra.
Io ne ho scelte tre, di artiste, tra milioni, solo perchè sono persone a me vicine e con delle mani d'oro, che si meritano molto di più di quanto possono già avere.
(E perchè, secondo me, le loro creazioni starebbero benissimo dentro una borsa di Celine)

Scegli qualcosa di speciale, fatto da un qualcuno speciale.

cuscino, make up bag e Peter Pan collar by Down the Rabbit Hole (per info e contatti contattate me)
tutto by Ramina Lab (link!)
illustrazione by Michela Buttignol (link!)

lunedì 22 ottobre 2012

Certi nani non si scordano mai

E cosa fai, poi, quando diventi grassa?
I motivi sono vari ed eventuali, un Pacman per fidanzato o l'assenza totale del suddetto, gli invincibili geni o un'ironica sorte, la noia o lo stress, una gravidanza o due.
I segnali:
-il jean a vita bassa che diventa scandaloso, che grazie a Dio oramai è out;
-lo zigomo che scompare nel dilagare della guancia;
-lo struscio di coscia al volante, particolarmente umiliante in un Agosto senza a/c;
-il più terribile: l'effetto stantuffo nella vasca da bagno, quando l'acqua dietro la coscia rimane fredda, mentre il piede brucia.

Ma è la parola, prima di tutto, ad essere crudele. Credo sia quella "r" vicino ad un'altra consonante. Grassa. Pare che si insinui tra le maniglie dell'amore, quella vibrante insolente, e lì resti per imbarazzarti. Come dire frocio o trippa, suonano male a priori.
Non importa l'età che hai - o quella che ti senti, aggiungerei: la sensazione è la stessa di quando avevi quattordici anni, e non potevi sfoggiare quelle tutine a quadretti con doppia frappa che spopolavano a Non è la Rai e al banco più in del mercato.
La mia croce è iniziata alle medie, quando Enrico Pozzi, che Dio lo fulmini, aveva deciso che ero l'immagine sputata di una botte di un qualche whiskey - little he knew che sarebbe rimasto sempre intorno al metro e 37, anche in età adulta. Madri che danno ragione ai nani non aiutano, ma quello è tutto un altro capitolo.
Insomma, di fatto la sensazione è sempre quella, e va bene che se Vanessa Encontrada ha fatto outing allora c'è posto anche per una te grassa e felice. Ma che binomio del cazzo, pardon my french, io felice e grassa insieme non lo sono mai stata.
Mica niente, è il modo in cui occupi lo spazio, che cambia. C'è stato un periodo in cui andava di moda accavallare le gambe e poi dare un altro giro col piede. Mi ricordo l'unghia del mio alluce sinistro che cerca disperatamente il basso polpaccio destro,  il quale si becca solo qualche sporadico graffio.
E siamo tutti d'accordo che sei sempre tu, e non si è meno belli, lungi da me affermare che grasso è sinonimo di brutto. E' solo che delle volte mi sembra che il paradosso si spinga al punto di accettare più il brutto del grasso, in un ipotetico mondo di buttafuori (Tra parentesi, "brutto" è un altro esempio di quando la vibrante diventa crudele)
Questa non mica una filippica pro ana. Sarebbe quantomeno illusorio. E' più che altro una dichiarazione di inadeguatezza, in mezzo a tante altre. E un pubblico vaffanculo a Enrico Pozzi.

mercoledì 19 settembre 2012

La Solitudine di Molecole e Imperatori




Sostanzialmente è così: hanno commercializzato questo profumo che ha solo una molecola. Da cui il nome, Molécule. Insomma, pochi fronzoli.
Ora, non che io abbia una conoscenza seppur minima di molecole e profumi, ma mi pare di ricordare che alla voce ingredienti la lista sia parecchio lunga, di solito, tra muschi fiori ambre e patchouli.
La fregatura è che, di ‘sta molecola, solo i puri di naso ne possono godere. Indefinibile, indecifrabile, ineguagliabile. Una magia che si adatta all'odore naturale della pelle di ognuno, e lo sprigiona in maniera irresistibile. Per chi la coglie, certo; perché la stragrande maggioranza della popolazione si limita a scambiarla per acqua elegantemente imbottigliata. (Per fortuna, mi vien da dire, che non è che tutti profumano di giglio, ecco).
Mentre sezionavo il mio avambraccio e mi imbevevo dell’ineguagliabile niente della molecola, mi è tornata alla mente la storia di Andersen “Il vestito nuovo dell’Imperatore”. La storia ha per protagonista un vanesio reale che viene  raggirato da due sarti improvvisati, che promettono di tessere stoffe talmente raffinate da essere visibili solo agli uomini che ne sono all’altezza. E allora tutti ad elogiare i disegni e i colori, troppo imbarazzati per ammettere che, in realtà, stanno ammirando due telai vuoti.

A quanto siamo disposti a credere, prima di ammettere di essere di fronte al nulla?
Creme miracolose, corsi di autocompiacimenti vari, fidanzati bugiardi, ognuno ha uno scheletro nell’armadio. E quanto è rassicurante credere ai farò dirò ti/mi cambierò. 
Ho avvolto cosce in cellophane ripieni di alghe provenienti da mari più morti che vivi, brindato con bottiglioni di decotti di erbe molto poco aromatici, auspicato fini indolori per improbabili storie. Ma lo specchio riflette del flaccido bianchiccio, come fossimo sempre in quell'imbarazzante momento che è la prova bikini. E la fregatura è, si può essere flaccidi pure dentro, come se fuori non bastasse.
La morale della storia è che l’imperatore sfila nudo davanti al popolo di cui è sovrano, io continuo ad annusarmi come un bracco sotto anfetamine, e sono quasi sicura che c’è qualcuno che crede di aver avuto quello che “come me nessuno mai”.
Insomma, di Fiabe Sonore ce ne saranno state mille, ma qua nessuno pare averci capito una mazza.

Per chi volesse giocare al bracco come me:


giovedì 1 marzo 2012

E se a raccontarla, la storia, fosse lei?

Questa è una risposta ad un post di un mio amico, che vive di cinema e Diana morbide, grugnisce per vocazione e migliora con gli anni, come il buon vino (Fedora, questa te la ho ufficialmente rubata). Se avete voglia, potreste leggere prima il suo pezzo, perché è da lì che il mio nasce (link!)
Ah, prima di iniziare: ovviamente la protagonista non sono io, che non sono mica bionda. 


Delle volte è come se dovessi sentirti in colpa, che sei bella.
Voglio dire, fossi nata stronza e/o brutta e diventata peggio, magari un esame di coscienza dovresti pure fartelo, invece no, loro sono in un certo senso scusate. La mia amica Ele mi diceva sempre "Le cesse sono incazzate perché sei bella, lasciale perdere", ed è una di quelle perle che mi porterò nella tomba. Quindi, a loro le lasciano fare, e si limitano a guardare in cagnesco le pronipoti di Venere. Dobbiamo dare prova di essere interessanti, acute e alla mano, il tutto su dei tacchi meravigliosi e scomodissimi, che se sei bella allora tanto vale che ti metti in mostra.
Boh, vediamo come va stasera. In ogni caso, scrocco la cena. Di sicuro, il Lord è un generoso che adora fare lo splendido. Il programma è di lasciarlo parlare, lamentarsi, e pagare.
Ognuno recita la sua parte. Io devo fare la Bionda con la B maiuscola, che tanto lo so che gli piace. Credo che gli sguardi incuriositi dei tavoli attorno siano motivo di orgoglio più per lui, che per me.
Via, facciamo finta di non accorgercene, e troviamo qualcosa di enigmatico da dire. Che basta dargli il via, al Lord, e si scioglie, diventa affabile e - quasi - sorridente.
Beh, non esageriamo.


Mi sa che tiro fuori un evergreen, quello del bianco e nero. Così lui può vantarsi davanti ai suoi amici e ad una grappa secca che le Matte le trova tutte lui, e se non sono Matte sono Sceme. Chissà in che categoria mi mette. Per essere Matta dovrei fare cose che i tacchi non permettono, il ché mi spedisce automaticamente ad ingrossare le fila delle Sceme. Che delle volte invidio. Mi viene in mente quel pezzo del Lucione nazionale:


"Tu non sei molto bella
e neanche intelligente
ma non t'importa niente
perché tu non lo sai."


Ah, beate le povere di gusto e di autocritica.
E noi lì, invece, a passare l'adolescenza ad essere inconsolabili Cesse (non tutte le Veneri nascono pronte per il Botticelli), e la maturità a cercare di sembrare meno meravigliose di quanto in realtà siamo. E allora infiliamo qualche stupidaggine qua e là, per non far capitolare tutti i luoghi comuni dei Lord, e per non doverci mettere troppo a nudo.
La dura vita di una Bionda, insomma. Molto poco scema.

domenica 5 febbraio 2012

Il piuccheperfetto esiste anche in italiano


Ho avuto questa discussione mesi fa, con due delle persone che amo di più al mondo. Secondo loro il piuccheperfetto esiste in spagnolo e in latino, ma non italiano.
Per me invece esiste.
Mentre guardo i miei foulard indiani appesi a mo' di tende, che colorano questo grigio inverno belga - o si illudono di farlo, ripenso a quell'odore di quell'albero in quella via in quel preciso periodo dell'anno, quando torni a casa in bici e hai fame.
Al rumore del faro nei giorni di nebbia, quando hai fatto un aperitivo troppo lungo per poter portare quel nome con la dignità dei sobri, e quasi tutto gira ma lui, quasi sicuramente astemio per dovere, ti dice dove andare.
A quel caldo dentro di quando sai che niente lo può cambiare, all'odore degli involtini di casa tua e a quando torni dopo molto tempo ma ti chiamano ancora nani.
Alla risposta pronta e sagace, che va bene poliglotta ma nella tua lingua fai più ridere, a quel cappuccino con la schiuma così densa che lo zucchero non va giù, alle cassiere della Conad che aiutano la Piera a mettere la busta della spesa nel cestino della bici, e alla spianata.
E alle persone che non c'è bisogno di dire niente tanto capiscono tutto.
Non è che a casa sia tutto perfetto, probabilmente è la miopia della lontananza. Insomma, io alle medie mentre portavo la mia amica sul cannone della bici ho dato un morso ai suoi meravigliosi capelli perché crepavo di invidia. Tra parentesi utilissimo, mi sono quasi strozzata, ho dovuto camuffare continuando a pedalare, i suoi capelli sono rimasti meravigliosi e i miei irrimediabilmente ruffi.
E la casa è una gabbia, e non c'è niente da fare, e voglio fuggire via, e come faccio a trovare un uomo in questa penuria che c'è.
Mica falsità.
Solo che, da qua, diventano poca cosa. Che io la gabbia l'ho aperta, da fare bene l'ho trovato, l'uomo me lo sono preso lontano - e meraviglioso, per l'amor di Dio - e son scappata via. E adesso guardo indietro, e mi pare piùccheperfetto. Mi pare casa.



lunedì 19 dicembre 2011

Quelqu'un m'a dit che bisogna stare all'occhio

Ovvero: riflessioni di una gita fuori porta.

Il fidanzato mi dice mettere un po' di musica - mi chiedo come si faceva a restare in auto più di 7 minuti prima di avere una colonna sonora - e io vedo un cd di Carla Bruni che risale al tempo in cui non avevo fili d'argento tra i capelli. E via, che chanteuse sia.
Alla seconda canzone l'ipercritico conducente inizia a sbuffare, si volta e mi chiede pensieroso se mi piace davvero questo album. Devo ammettere che è la prima volta che lo ascolto capendo quello che la vocina da sigaretta e collegi svizzeri sussurra. E, mea culpa, mi piace. Le mie preferite? Le toi du Moi, e J'en connais:


J'en connais des superbes,
Des bien-mûrs, des acerbes,
Des velus, des imberbes,
J'en connais des sublimes,
Des mendiants, des richissimes,
Des que la vie abîme...



Io le perdono molte cose, a Carlà. Insomma, è stata motivo di orgoglio e anoressie per noi tante, negli anni Novanta, non sono cose che si scordano in un attimo solo perché ha scelto un improbabile marito. Lo facciamo in molti. E' il motivo che, as usual, ci sfugge.
Alcuni optano per la sicurezza di un bauletto con l'intramontabile logo monogram o delle belle vacanze a Cortina. Altri decidono di essere le muse di so called artisti, con tutta la sregolatezza dei più o meno geni che in genere li accompagna.
Ci sono quelli che accettano solo chi si chiama Ernesto, e quelli che per stare dalla parte del sicuro scelgono gli sbagliati a priori, perché essere nel dubbio non piace a nessuno.
Io ho camminato scalza coi lebbrosi in un angolo di paradiso e biryani in India, ma vabbè, il pericolo è il mio mestiere.
Solo che poi i manici del bauletto monogram invecchiano male, e ho sentito dire a un dottorino fuori dalla villa comprata per l'amante che quest'anno a Cortina non c'è neve; gli artisti vedono muse dappertutto e gli Ernesti sono spesso acque chete.
Il sufidanzato opta per il colpo di stato quando sente Carlà che intona La noyéè.  Digrigna un C'est épouvantable!, e lascia il volante per spegnere l'autoradio. Gainsburg è intoccabile, mai dimenticarlo. Di mio non faccio una piega quando sento la versione aristocraticamente sussurrata de Il Cielo in Una Stanza, ma io alla Première dame de France le voglio bene. Anche lei si è innamorata di un filosofo, tempo fa.
E con addosso solo una camicia di jeans e una chitarra la trovo incantevole.
Non mi convinci con tubini castigati, chignon rigidi e décolleté timide, che se hai ai piedi un paio di Louboutin puoi osare, Carlà.
Qua, se si abbassa la guardia, ci si ritrova come quelli che si prendevano in giro quando si era bobo e di sinistra. Mmmmmmmmmmmmouai.

p.s. una canzone che ho scoperto 3 minuti fa e mi pare faccia al caso nostro! http://www.youtube.com/watch?v=8UVNT4wvIGY&feature=youtu.be

venerdì 2 dicembre 2011

Non tutti i bombi vengon per pungere

Certe giornate sono più speciali delle altre, e per fartelo notare si mettono un bel fiocco tra i capelli.
Avere un cielo più blu del blu e un sole molto poco nordico è già assez spécial in Belgio, soprattutto se aspetti un bus che non arriva.
Il mio spirito caritatevole, eredità di un passato da scout e di una infanzia plagiata da suore non troppo pie, nota una bisognosa vecchietta con palesi problemi di deambulazione. Scatto in piedi e chiedo con tono premuroso se posso portarle la borsa, che poi ho scoperto essere la più pesante del pianeta. Lei incredula accetta, si accomoda sulla panchina e inizia a dondolare i piedi in quel modo tipico di chi è abituato a sentirsi sempre sull'altalena, e che io invidio da quando ho superato il metro e quaranta.
"Colombiana", mi dice. Benissimo, adoro la letteratura sudamericana. Iniziamo dunque. L'epopea familiare ha tutti i crismi, dal marito assassinato da crudeli banditi all'abbandono dei figli, da gravi malattie misteriosamente in stand by al lavoro di nero vestito che la obbliga a faticare più di quanto avrebbe bisogno.
Mi sta spiegando come preparare una qualche piatto tradizionale che apparentemente in Colombia mangiano con tutto, quando arriva un bombo.
Il sufi fidanzato mi dice sempre che io sono molto più grande degli insetti, e che questo è motivo sufficiente  per mantenere saldi i nervi, ma la sua teoria non mi ha mai convinto, e mi scateno in scoordinati movimenti da tarantolata. Lei mi guarda, e mi chiede cosa stia facendo.
"Ho paura che mi pizzichi", le dico.
"No, non è qui per pizzicare, vedi? E' venuto a portare un messaggio".
Mi riaccomodo ed evito di incrociare gli sguardi perplessi dei nordici che non si scompongono MAI, nemmeno a rischio della vita, e ascolto la parte più interessante della storia.
Pare che in Colombia ci si ecciti parecchio quando un bombo ti svolazza intorno per un po', perchè sono portatori di novità. E lei ovviamente ha un aneddoto che fa proprio al caso nostro.
Era piccola, e dopo un incontro ravvicinato con il suddetto insetto la madre la fa correre a casa in preda al panico. Si cambiano i lenzuoli, si strofina per terra, si preparano i piatti più prelibati, si mettono fiori nei vasi e ci si da una bella lavata. Tipo una festa a sorpresa in cui non si sa chi è l'ospite d'onore.
Morta di fatica, la nostra protagonista si accascia sulla sedia e aspetta, impaziente. Tempo due minuti e Tadaaaaaaaaa! Lo zio scomparso apre la porta, mentre le lacrime di gioia si sprecano.
(Cara Raffa, le Carrambate sono più vecchie di te, apparentemente).
"Era questo il messaggio del bombo per te", conclude. "Avrai una bella sorpresa, ne sono sicura".
Poi arriva il bus, io le passo la pesantissima borsa e lei mi augura una vita felice.
Devo dire che può essere che io abbia modificato alcuni particolari perchè, con 3 denti operativi, Marta Lucìa del Carmen fa come può.
Quando nel pomeriggio sono andata a firmare il contratto del nuovo lavoro ho mandato un bombo virtuale al fiocco sui capelli della mia giornata.
Il sufi fidanzato dice che poteva essere un santo. Io non ne ho idea, ma ogni volta che aspetterò il bus 80 cercherò due piedi che dondolano dalla panchina.